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Tares

Che cos’è la TARES

La TARES (Tariffa Rifiuti e Servizi) è un nuovo tributo introdotto dal governo con il decreto legge n. 201 del 2011, quello che Mario Monti definì “salva Italia”. La TARES è entrata in vigore il primo gennaio 2013, anche se la prima rata è stata posticipata e non ancora pagata: consiste in un’imposta che si basa sulla superficie degli immobili. Grazie alla sua riscossione, i comuni dovranno coprire per intero i costi del servizio della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Fino all’anno scorso, il prelievo sulla tassa dei rifiuti copriva invece il 70-80 per cento dei costi, compensati dai trasferimenti statali. Con la TARES i comuni dovranno anche pagare i costi di altri servizi, come le spese per l’illuminazione pubblica, per la polizia municipale, per il personale degli uffici amministrativi. Fino all’anno scorso alcuni comuni (circa il 20 per cento del totale) avevano già la possibilità di coprire l’intero costo del servizio tramite la TIA (la tariffa di igiene ambientale).

Chi pagherà la TARES

Proprio la copertura di questa gamma più ampia di servizi ha determinato l’aumento di almeno 30 centesimi al metro quadro (che i comuni possono alzare fino a 40) rispetto alle imposte precedenti. La TARES riguarda tutti quelli che possiedono immobili che producono rifiuti.

La parte eccedente degli incassi dovuta all’aumento sarà incassata interamente dallo Stato: quello che i comuni incassano con l’aumento sarà tolto dai trasferimenti statali. La quota del conguaglio è stato uno dei temi più discussi dal governo insieme ai rappresentanti degli enti locali: secondo le stime di Confcommercio, l’imposta costerà almeno il 60 per cento in più per molte categorie di commercianti, soprattutto per i distributori di benzina (170 per cento in più), per i proprietari di bar (370 per cento in più) e per i ristoratori (550 per cento in più).